Il processo di sterilizzazione

Nell’ambulatorio odontoiatrico sussiste il rischio biologico e il paziente è un potenziale veicolo di malattie infettive. Per questo motivo deve essere mantenuta un’attenzione costante ai protocolli di gestione relativi alla prevenzione igienica, alla sterilizzazione e alla disinfezione ambientale. Il  processo di ricondizionamento e sterilizzazione dei Dispositivi Medici (DM) è ancora percepito come un elemento marginale delle attività sanitarie, nonostante i notevoli progressi effettuati per la lotta e il controllo delle infezioni correlate.

Il processo di sterilizzazione può essere suddiviso in diverse fasi, tra cui la fase di decontaminazione e detersione, la fase di asciugatura e confezionamento, il controllo della sterilizzazione, il deposito dei dispositivi medici sterili e la produzione della documentazione del processo di sterilizzazione.

Se poco presenti o addirittura inesistente esse rappresentano ancora oggi un importante fattore di rischio, soprattutto per quei pazienti che si sottopongono a interventi diagnostici e/o terapeutici invasivi.

Tra i metodi/sistemi di sterilizzazione comunemente utilizzati in ambito sanitario ricordiamo:

  • Sterilizzazione con vapore saturo;
  • Sterilizzazione con ossido di etilene;
  • Sterilizzazione con perossido di Idrogeno;
  • Sterilizzazione mediante soluzioni di acido peracetico.

Le apparecchiature impiegate per la sterilizzazione con vapore saturo sono le sterilizzatrici a vapore (autoclavi) dotate di una camera a perfetta tenuta, resistente alle alte pressioni, dotata di una pompa aspirante che effettua ripetuti vuoti intervallati da immissione di vapore (vuoto frazionato), consentendo un’efficace rimozione di aria dalla camera della sterilizzatrice. I processi che l’autoclave effettua possono essere riassunti in rimozione dell’aria, immissione di vapore, raggiungimento della temperatura e penetrazione del vapore nel carico, sterilizzazione, asciugatura e infine bilanciamento barico.

All’avvio dell’attività di sterilizzazione sull’autoclave si prevede l’esecuzione di un ciclo di riscaldamento allo scopo di ripristinare le condizioni di efficacia sia del vapore sia della temperatura, seguito da vuoto test e test per la verifica della penetrazione del vapore routinari come ad esempio Bowie & Dick, Helix Test.

Si possono anche impiegare i cosi detti indicatori chimici e biologici, essi rappresentano un elemento complementare sulle attività proprie di sterilizzazione e permettono di rilevare che i dispositivi medici sono stati sottoposti all’azione dell’agente sterilizzante. Tuttavia non assolvono alla funzione di indicatore di efficacia, è pertanto errato considerarli quali strumenti attestanti l’ottenuta sterilità.

La  metodica di sterilizzazione tramite l’ossido di etilene è riservato a dispositivi termolabili e a materiali compatibili secondo le indicazioni del fabbricante dei DM.

LʼOssido di Etilene (EtO) è un gas infiammabile, incolore, tossico, altamente reattivo e potenzialmente esplosivo. I vapori di EtO sono irritanti per l’apparato respiratorio, occhi e mucose, ed è una sostanza dotata di capacità mutagene/cancerogene.

Il perossido di idrogeno nella sterilizzazione può essere utilizzato sotto forma di gas plasma o di vapore. La sterilizzazione con Perossido di Idrogeno si può applicare ai DMR termolabili e compatibili, secondo le dichiarazioni del fabbricante.

Con questo metodo possono essere trattati i dispositivi costituiti da materiali plastici, metalli, fibre ottiche, componenti elettroniche e strumenti molto delicati (microchirurgia). Viceversa non possono, invece, essere trattati i dispositivi in grado di assorbire il Perossido quali ad esempio, la cellulosa (carta e teleria), i liquidi e le polveri.

L’acido peracetico è un perossiacido organico incolore, odore pungente. Essendo una sostanza che può presentare, se non diluita, tossicità per gli operatori esposti, il metodo viene utilizzato mediante un’apparecchiatura a circuito chiuso al fine di prevenire eventuali contaminazioni dell’ambiente di lavoro. Questo tipo di apparecchiatura garantisce il corretto svolgimento del ciclo di sterilizzazione e il mantenimento dei parametri impostati.

Una volta sterilizzati, i dispositivi medici devono essere spostati e stoccati in ambienti aventi caratteristiche definite e garantite con continuità, previste per le zone pulite; in caso contrario devono essere dotati di imballaggi di protezione (armadi, carrelli-armadio, contenitori a chiusura ermetica).

Gli operatori e addetti tecnici e sanitari che lavorano alla disinfezione e successiva sterilizzazione degli strumenti hanno compiti ben precisi previsti nei protocolli della struttura, tra cui:

  • controllare le condizioni igienico-sanitarie ambientali;
  • lavaggio degli strumenti;
  • controllo visivo: qualitativo e quantitativo del materiale prima di essere sottoposto a lavaggio;
  • preparazione dei DMR e del loro confezionamento;
  • verifica, controllo e piegatura della teleria da sterilizzare.

Un aspetto spesso sottovalutato negli ambienti sanitari è quello dell’igiene delle mani degli operatori sanitari, questo rappresenta un intervento fondamentale e una misura alla quale gli operatori sanitari devono aderire per la sicurezza delle pratiche assistenziali. I microrganismi presenti sulla cute delle mani sono rappresentati da flora batterica residente e da flora batterica transitoria. La pratica dell’igiene delle mani ha l’obiettivo di eliminare rapidamente quest’ultima e, per quanto possibile, la flora batterica residente.

Nell’ottica di prevenzione della contaminazione/ricontaminazione dei DMR, l’igiene delle mani si inserisce in un contesto più ampio di igiene personale che si associa all’utilizzo di tutti i dispositivi di barriera atti a prevenire la contaminazione dell’operatore e dei materiali (guanti, camici, copricapo, etc.).

Un altro elemento fondamentale è la tracciabilità che consiste in un sistema di registrazione che tramite etichettatura permetta di identificare in modo indiscutibile, il dispositivo medico, gli elementi considerato i critici nel processo di sterilizzazione e il paziente sul quale il dispositivo medico è stato utilizzato. La tracciabilità è un requisito intrinseco della norma UNI EN 556-1, serve a dimostrare che i DM sono stati sottoposti al processo, in osservanza con quanto previsto sia dal punto di vista prestazionale sia dal punto di vista della tutela della salute e sicurezza dei pazienti e degli utilizzatori. La documentazione deve essere catalogata, archiviata e reperibile nei luoghi di utilizzo o facilmente accessibile al personale addetto e deve essere archiviata e conservata per un tempo indicato dalle procedure aziendali richieste.