Nel nostro studio da qualche mese abbiamo a disposizione una nuova tecnologia,lo scanner intraorale.

E’ uno strumento con un sistema di misurazione tridimensionale utilizzato per raccogliere informazioni su forma e dimensioni delle arcate dentarie superiore et inferiore,attraverso l’emissione di un fascio luminoso sulla superfice dei denti.Queste informazioni vengono processate da un software che riproduce il modello 3D virtuale delle arcate dentali e dei tessuti molli del paziente.Lo scanner intraorale puo’ essere utilizzato al posto della tradizionale impronta per ottenere modelli virtuali delle arcate del paziente.Introducento la punta dello scanner all’interno della bocca del paziente e muovendo lungo l’arcata dentale,nell’arco di qualche minuto è possibile ottenere un’impronta dentale digitale.

Questa innovativa procedura rende le sedute dal dentista piu’ rilassanti e confortevoli.

Lo scanner garantisce:

    • Minor invasività
    • Riduzione dei tempi operativi (minor sedute alla poltrona)
    • Maggior precisione dell’impronta

Il bruxismo consiste nel continuo digrignamento dei denti durante il riposo notturno, questo si presenta nella fase più profonda del sonno, la cosidetta fase R.E.M. Di norma, chi soffre di bruxismo tende a digrignare i denti soprattutto durante la notte, ma alcune persone riscontrano questa abitudine anche durante il giorno. Soprattutto durante momenti di particolare ansia o stress, diventando così una situazione più difficile da trattare.

Cos’è il bruxismo?

Quando si parla di bruxismo ci si riferisce ad una cosiddetta attività parafunzionale, così come altre abitudini, che coinvolgono attività innaturali della bocca come mangiarsi le unghie, morsicarsi le labbra, mangiucchiare matite o tappi di penne. Si tratta spesso di atteggiamenti nervosi dei quali la persona coinvolta non ha quasi consapevolezza. Nonostante questo, però, alcune parafunzioni possono provocare sgradevoli effetti indesiderati.

Il bruxismo provoca, primo fra tutti, l’usura dei denti: il continuo serrare, digrignare e sfregare, l’uno contro l’altro può portare infatti a un vero e proprio consumo dello smalto e della dentina, con conseguenti iper-sensibilità, malocclusione e difetti estetici, a volte, importanti.

Il bruxismo può portare alla formazione di microscopiche lesioni sullo smalto dei denti, vere e proprie spaccature causate dalla continua pressione data dall’azione del serrare le mascelle. Il motivo è legato al fatto che il digrignamento avviene grazie all’azione di un muscolo denominato massetere che si estende dall’angolo della mandibola all’osso zigomatico ed è determinante per la chiusura della mandibola e per la masticazione. L’uso notturno e prolungato di questo muscolo lo irrobustisce, aumentandone le dimensione e divenendo visibile sul volto. Per cui si dice che un digrignatore notturno lo si può riconoscere osservandone il viso fin sulla soglia dello studio, ben prima che si sieda alla poltrona del dentista.

Come contrastare il bruxismo?

Di norma, per contrastare il bruxismo si utilizza il cosiddetto “bite”. Un dispositivo rimovibile solitamente realizzato in resina che, posto tra le arcata dentarie durante le ore notturne, permette di:

  • ridurre gli effetti del digrignamento impedendo alle arcate stesse entrare in contatto ed evitando l’usura dei denti;
  • limita al contempo la sollecitazione dei tessuti che sostengono gli elementi dentali;
  • e soprattutto riduce l’impegno dei muscoli masticatori (temporale, pterigoideo e massetere).

Mettendo a riposo l’articolazione temporo-mandibolare (ATM), la conseguenza è la scomparsa della cefalea e degli altri sintomi riscontrati in precedenza.

L’utilizzo del “bite” notturno può non bastare

Purtroppo sempre più spesso ci si accorge che il bite notturno non è sufficiente. Soprattutto per coloro in cui il grado di digrignamento è importante e molto prolungato durante la notte.

Da qualche tempo si ricorre ad un rimedio che permette di distendere il massetere, la tossina botulinica, la quale grazie alla sua azione meccanica inibisce l’attività muscolare. Questa tossina, attualmente molto usata in neurologia e in campi estetici, ha l’effetto di interrompere il collegamento neuro-muscolare, impedendo quindi la contrazione dei muscoli dove viene iniettata.

Bruxismo e impiego della tossina botulinica

L’iniezione di tossina botulinica nei muscoli che generano il bruxismo si è dimostrata un prezioso ausilio terapeutico. Nello specifico l’esperienza clinica mostra come l’utilizzo di tossina, inoculata nel massetere possano, insieme al bite, dare grande giovamento nel ridurre la cefalea mattutina e mettere a riposo il muscolo. In questo modo, diviene meno ipertrofico, cioè meno grosso.

Ovviamente occorre prima mappare con grande attenzione l’area della guancia per individuare il muscolo ed evitare che il botulino venga iniettato in aree nobili. Tra queste, quella del dotto parotideo o nella ghiandola parotide o nell’arteria facciale.

In altre parole questa è una manovra chirurgica sicura solo se eseguita da personale medico specializzato in seguito ad una diagnosi ben precisa. I vantaggi clinici sono tali da incoraggiare l’uso della tossina botulinica in questo campo.